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Iniziative dell'ufficio

Invalidità e rateizzazione dei debiti tributari

Dif. Civico Provincia di Pistoia

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Non c’è dubbio, i debiti si pagano, soprattutto se nei confronti dello Stato o degli Enti locali. Il principio di legalità lo impone. Ma questo principio non può non tenere conto che vi possano essere delle eccezioni. Proprio un fondamento della Costituzione repubblicana, l’articolo 3, ci ricorda che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Si è presentato a questo Ufficio il caso di un cinquantanovenne della provincia di Pistoia, invalido ed ex artigiano, che ha contratto un debito INPS, ad oggi rateizzato, di 344 Euro mensili. L’invalidità sopravvenuta gli impedisce di lavorare e, come comprensibile, con i 476 Euro di pensione non si può immaginare di sopravvivere con i miseri 132 Euro dopo aver pagato, sempre puntualmente, le rate al concessionario Equitalia. L’abitazione è una garanzia per il creditore e non tiene certo di conto con quanta fatica è stata realizzata. Scrive con drammatica lucidità il cittadino: mi sono fatto una casa con tanto di sacrificio, mia moglie mi ha fatto da manovale, l’abbiamo fatta quando avanzava tempo, quando quell’altri andavano a divertirsi noi si lavorava, ma ora sono costretto a venderla.

INPS ed Equitalia applicano le leggi, non v’è dubbio. In casi come questo una riduzione della rata (che è quello che chiede l’interessato) non è prevista e, quindi, è stata rigettata. La crisi attuale necessiterebbe di una seria riflessione e di nuovi strumenti per gestire tali ipotesi – meccanismi che, proprio applicando il principio di eguaglianza, considerino le difficoltà temporanee e il diritto a sopravvivere. Aggiunge pochi giorni fa l’utente: chi vi scrive è un non morto, sì proprio così, ha letto bene, (…) il martedì dopo Pasqua nel dolore ho rimediato un infarto, sono stato dimesso ieri. Il creditore ha diritto di essere pagato ma, la domanda sorge spontanea, come direbbe il televisivo Lubrano: cosa ci guadagna se costringe il debitore al “fallimento” e infine alla fame e alla morte?


Il Difensore civico

Dott. Manuele Bellonzi

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19-04-2010


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